venerdì 26 settembre 2014

Lo stupro "non grave": la pronta giustificazione per i violentatori del futuro

Secondo la Corte di Cassazione, è possibile riconoscere le attenuanti in presenza di un atto sessuale completo NON consensuale e quindi perpetrato con «violenza o minaccia o mediante abuso di autorità» (articolo 609 bis cp). 
Ecco ciò che la Cassazione ha argomentato riguardo la circostanza attenuante in materia di violenza sessuale: essa «deve considerarsi applicabile in tutte quelle volte in cui - avuto riguardo ai mezzi, alle modalità esecutive ed alle circostanze dell’azione - sia possibile ritenere che la libertà sessuale della vittima sia stata compressa in maniera non grave». 
Senza entrare nel dettaglio dell'accoglimento del ricorso dello stupratore in questione, mi chiedo come sia possibile anche solo prendere in considerazione che una violenza sessuale completa possa essere "di minore gravità". 
Non mi importa dello stato di ubriachezza dell'uomo in questione. Uno stupro resta tale e va punito per quello che è: la sottomissione e la degradazione di una persona ridotta ad un oggetto, che non può e non deve avere una sua volontà, perché tanto non conta niente e non ha importanza; la violenza come risposta al rifiuto; la negazione di quel rifiuto perché i no non hanno valore e non possono esistere. 
Con questa sentenza la Cassazione ha aperto un varco enorme: da un lato gli stupratori si sentiranno molto più protetti e dall'altro lato le vittime saranno ancora più mortificate da quella parte di Stato che dovrebbe rendere loro giustizia. 
Siamo in presenza di una pronta giustificazione per i violentatori del presente e del futuro. Le donne, già restie a denunciare la violenza, e gli uomini, ancora più refrattari nel farlo, non si rivolgeranno più a qualcuno che difende strenuamente e ossessivamente più i carnefici che le vittime. 


venerdì 5 settembre 2014

"Putissimu puru ammazzarlu" quest'uomo che vive il Vangelo e fa paura

È passato qualche giorno dalla rivelazione delle intercettazioni in cui Riina minaccia don Ciotti, parlando con Alberto Lo Russo. Sono intercettazioni che risalgono a più di un anno fa, ma il cui contenuto è stato reso noto il 31 agosto.

Dopo le prese di posizione di Laura Boldrini, di Pietro Grasso, di tanti rappresentanti di Libera e di molti altri, solidali con il prete "diverso", quello che piace anche ai non credenti perché "non è come gli altri", l'unica cosa che sono riuscita a pensare è che la Chiesa dovrebbe prendere una posizione molto più decisa, non solo a parole ma anche a fatti. 

Non mancano di certo preti come 3P, padre Pino Puglisi, come don Peppe Diana, come don Aniello Manganiello o don Luigi Merola, come don Tonino Bello; ma finché non prenderanno una posizione tutti quanti, allora non saranno mai abbastanza. 

È di questo tipo di epidemia che c'è bisogno all'interno della Chiesa, a partire dai sacerdoti fino a contagiare l'intera comunità; e non a partire dai laici fino ad arrivare, forse, un giorno, al prelato. 

Le parole di don Luigi Ciotti dovrebbe fungere da monito per tutti quelli che hanno deciso di stare fermi immobili nel loro mondo, senza sporcarsi mai le mani. Questo "atto di fedeltà al Vangelo" che alcuni vivono sulla propria pelle giorno dopo giorno, lo vedo scivolare via come un getto d'acqua nella vita di altri "pastori di anime". Quali anime, mi chiedo, possono condurre all'amore del Vangelo, quando non lo vivono in prima persona?

La mafia sembra sempre un problema lontano da noi, soprattutto qui al Nord, mentre se facessimo attenzione al mondo che ci circonda, ci accorgeremmo che la mafiosità è uno dei comportamenti più diffusi, insieme all'indifferenza e all'individualismo, che, per quanto mi riguarda, ne sono due delle principali cause. 

Ecco perché le parole del Papa non bastano, sono solo un punto di partenza e non dobbiamo lasciare che restino tali, senza conseguenza alcuna.