"Putissimu puru ammazzarlu" quest'uomo che vive il Vangelo e fa paura
È
passato qualche giorno dalla rivelazione delle intercettazioni in cui
Riina minaccia don Ciotti, parlando con Alberto Lo Russo. Sono
intercettazioni che risalgono a più di un anno fa, ma il cui
contenuto è stato reso noto il 31 agosto.
Dopo
le prese di posizione di Laura Boldrini, di Pietro Grasso, di tanti
rappresentanti di Libera e di molti altri, solidali con il prete
"diverso", quello che piace anche ai non credenti perché
"non è come gli altri", l'unica cosa che sono riuscita a
pensare è che la Chiesa dovrebbe prendere una posizione molto più
decisa, non solo a parole ma anche a fatti.
Non
mancano di certo preti come 3P, padre Pino Puglisi, come don Peppe
Diana, come don Aniello Manganiello o don Luigi Merola, come don
Tonino Bello; ma finché non prenderanno una posizione tutti quanti,
allora non saranno mai abbastanza.
È
di questo tipo di epidemia che c'è bisogno all'interno della Chiesa,
a partire dai sacerdoti fino a contagiare l'intera comunità; e non a
partire dai laici fino ad arrivare, forse, un giorno, al prelato.
Le
parole di don Luigi Ciotti dovrebbe fungere da monito per tutti
quelli che hanno deciso di stare fermi immobili nel loro mondo, senza
sporcarsi mai le mani. Questo "atto di fedeltà al Vangelo"
che alcuni vivono sulla propria pelle giorno dopo giorno, lo vedo
scivolare via come un getto d'acqua nella vita di altri "pastori
di anime". Quali anime, mi chiedo, possono condurre all'amore
del Vangelo, quando non lo vivono in prima persona?
La
mafia sembra sempre un problema lontano da noi, soprattutto qui al
Nord, mentre se facessimo attenzione al mondo che ci circonda, ci
accorgeremmo che la mafiosità è uno dei comportamenti più diffusi,
insieme all'indifferenza e all'individualismo, che, per quanto mi
riguarda, ne sono due delle principali cause.
Ecco
perché le parole del Papa non bastano, sono solo un punto di
partenza e non dobbiamo lasciare che restino tali, senza conseguenza
alcuna.
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