“La
storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.”
Siamo
noi la storia del mondo: ognuno di noi ha il fardello del passato
sulle proprie spalle. Un fardello che rappresenta l’impegno che
deve volgere al futuro.
Anche
io rappresento la storia, quella della seconda guerra mondiale, dei
partigiani, dei campi di concentramento, dello sbarco degli americani
nel Sud Italia. La storia della mia famiglia.
La
famiglia di mio nonno materno ha dato un enorme contributo di lotte e
di vite. Non sempre è condivisibile il metodo usato dai partigiani
per liberarci dall'oppressione dal cancro nazista, ma non si può
negare che il loro apporto sia stato fondamentale.
Antonietta,
Bruno, Dante, Lino e Loredano Panzarini. Enrico, Cesare e Gaetano
Dall'Olio.
Partigiani
tra Anzola dell'Emilia e Bologna, nella 63esima brigata Bolero
Garibaldi e la 7ima brigata GAP Gianni Garibaldi.
Il
primo che fu ucciso era Lino. Al confino dal 1931 al 1933 perché
militante comunista (nonostante fu prosciolto dalle accuse), restò
un sorvegliato speciale della questura di Bologna per molti anni. Fu
ricoverato dopo le battaglie svoltesi a Porta Lame e alla Bolognina e
venne fucilato dai fascisti il 13 dicembre 1944.
Il
giorno prima della sua morte, il 12 dicembre, il mio bisnonno Enrico
e i suoi fratelli Cesare e Gaetano furono arrestati e portati nel
carcere di San Giovanni in Monte.
Qui
si aprono altre due pagine di storia: Sabbiuno di Paderno e
Mauthausen-Gusen.
L'Eccidio
di Paderno è avvenuto in due date, il 14 e il 23 dicembre 1944. Dal
carcere di Bologna sono stati "selezionati" diversi
partigiani per andare a lavorare al fronte per fortificarlo. Questa è
stata la motivazione ufficiale del loro trasferimento. In realtà
essi sono stati portati a Sabbiuno del monte di Paderno e fucilati.
Tra di loro, il 23 dicembre, c'era anche Gaetano. I loro corpi sono
stati ritrovati solo nell'agosto del 1945. Lo testimonia anche il mio
bisnonno, in un'intervista rilasciata a due giornalisti negli anni
'80:
«I
chiamati venivano portati via. Un giorno chiamarono Gaetano, dissero
che sarebbe andato a lavorare presso la Linea Gotica. Gaetano ci
salutò sorridendo».
Il
giorno dopo che Gaetano lasciò il carcere, il mio bisnonno Enrico e
suo fratello Cesare furono trasferiti prima nel campo di
concentramento di Bolzano, poi a Mauthausen-Guesen. Hanno visto
l'inferno e nell'inferno Cesare c'è morto. È morto di fame
nell'aprile del 1945. Enrico è quasi morto dopo la liberazione,
avvenuta a maggio, perché non era più in grado di nutrirsi
normalmente. Un pasto sbagliato e perdi la vita. Lui deve la vita a
un uomo che gli ha fatto un clistere.
Il
mio bisnonno è un spravvissuto e il giorno della memoria è anche
per lui e per i suoi fratelli. È anche per i fratelli e la sorella
di sua moglie, la mia bisnonna Maria: Lino, Bruno, Dante e
Antonietta. Infine, è anche per il figlio di Maria, Loredano.
Il
giorno della memoria ricorda le vittime dei campi di concentramento e
di sterminio, ma non può essere ridotto a questo: deve essere un
pretesto, uno stimolo a coltivare la memoria di tutti coloro che
hanno attraversato quella guerra; a riscoprire la memoria sepolta
nella propria famiglia e a farla propria, per farsi ferire e segnare
da un passato che ancora oggi si ripete in altre parti del mondo, in
altre famiglie.
P.s.
Lo sbarco degli americani nel Sud Italia è un'altra storia, sempre
della mia famiglia, ma riguarda mio nonno paterno. È la
storia dello sbarco di Salerno e va raccontata il 9 di settembre.
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